Sabato 3 Dicembre

Maratona di Boston: tra i 300 atleti la donna che perse la gamba durante l’attentato del 2013

A distanza di due anni dal tragico attentato, oggi si corre la maratona di Boston

La maratona di Boston al via oggi per una 42 chilometri parte da Hopkinton, nel Massachusetts, fino ad arrivare nel centro di Boston. Non si può in quest’occasione non pensare alla maratona della città del Massachusetts senza ricordare le vittime e i feriti dell’edizione del 2013. Tutti ricorderanno il panico che si vide tra le vie americane in cui esplosero due bombe vicino alla linea del traguardo. 3 morti e 264 feriti, il “bilancio di guerra” di un evento sportivo che si trasformò in una tragedia.

Tra i 300 atleti che prenderanno parte alla maratona anche Rebekah Gregory, la maratoneta che in quel 15 aprile di 2 anni fa perse la gamba a causa dell’esplosione. La ventisettenne alla maratona con il marito ed il figlio, dopo molte operazioni ha deciso pochi mesi fa di amputare l’arto, di sostituirlo con una protesi e di partecipare alla competizione. “Sono molto, molto fortunata di poter prendere parte alla gara. Mi sento onorata ed entusiasta“, ha annunciato l’altleta  su Facebook in un post che in 24 ore ha raggiunto i 4000 like. “Questa volta non dovrò essere assistita perché posso fare le cose da sola“, ha scritto ricordando che nella scorsa edizione era stata spettatrice della maratona di Boston sulla sedia a rotelle. “Questa volta … l’unica cosa che colpirà la terra sarà la mia scarpa da corsa, dimostrerò a me stessa e al resto del mondo che sono tornata, più forte che mai …. e nessuno potrà fermarmi ora“.

La coraggiosa e positiva Rebekah aveva scritto prima dell’amputazione una lettera dedicata al suo arto: “vai a farti un’ultima pedicure e divertiti perché domani io ti taglierò fuori dalla mia vita per sempre“. Il suo forte temperamento non è stato smentito neanche nel processo contro il responsabile dell’attentato: Dzhokhar Tsarnaev. L’udienza è terminata con il giudizio di colpevolezza per Tsarnaev colpevole di tutti e 30 i capi di accusa, 17 dei quali punibili con la pena di morte. Per Rebekah testimoniare le è stato d’aito, come ella ha dichiarato a superare la sua paura per il responsabile di colui che in modo o nell’altro gli ha cambiato la vita.