Martedi 6 Dicembre

Il primo nero nel football professionistico: Jackie Robinson e quel numero 42 rimasto nella storia

Lo sport rende coraggiosi, rompe le barriere, e apre il cuore, anche quando ci si trova in tempi duri, durante i quali il colore della pelle influisce sull’integrazione nella società

Nello sport quello serio, che conta, non sempre hanno potuto giocare tutti. Anche se con capacità fisiche incredibili, in America, i neri venivano esclusi dai campionati professionistici. Come nel caso di Jackie Robinson, un coraggioso giocatore di football che nel 1947 riuscì a entrare a far parte di una squadra di soli giocatori bianchi. E’ stato Branch Rickey proprietario dei  Brooklyn Dodgers ad accogliere nella sua squadra il primo giocatore di colore del football professionistico. Un’immensa soddisfazione per Jackie che però non ha vissuto un’esperienza tutta rosa e fiori, era infatti mal visto dagli avversari, che dicevano di non voler giocare contro un “negro”, e anche dai suoi compagni di squadra.
Per amore del football e soprattutto per amore della sua “razza” Jackie ha affrontato un periodo davvero duro: in trasferta doveva alloggiare in un albergo diverso da quello dei suoi compagni, veniva insultato da avversari e tifosi e, soprattutto, veniva minacciato di morte. Robinson però ha tenuto duro, e, grazie a lui, col passare del tempo è stato sempre più facile, e meno raro, vedere in campo, nei campionati professionistici, giocatori di colore. “Non sono interessato alla vostra simpatia o antipatia… tutto quello che chiedo è che mi rispettiate come essere umano” questa è una delle sue frasi più celebri. Jackie è stato un giocatore di spessore: ha giocato 10 anni nei Brooklyn Dodgers, ha partecipato a 6 All Star Games e ha vinto le World series del 1955. Ogni 15 aprile tutti i giocatori di football lo ricordano: in questa giornata viene concesso ai giocatori di tutte le squadre di indossare la maglia con i numeri “proibiti” dalle squadre del campionato, tutti i giocatori di tutte le squadre scendono in campo col numero 42, il numero di Jackie, per ricordarlo.