Mercoledi 7 Dicembre

Gustavo Bou, da muratore a bomber: il compagno di squadra di Diego Milito eroe del Racing Avellaneda [FOTO e VIDEO]

LaPresse/Reuters

Il ragazzo ha una media gol da capocannoniere

La storia di Gustavo Bou è una storia di quelle in cui la parola riscatto la fa da padrone. Una di quelle storie che accadono solo nei film in cui la cenerentola di turno sposa il ricco principe o in cui il bambino che gioca a calcio nelle zone povere della Nazione trova il successo tra le righe di una delle squadre calcistiche più popolari del suo Paese. È questo il caso di Gustavo Bou che però ha un dettaglio in più da aggiungere alla sua “storia da film”.

Egli nasce nel 1990 e cresce in un quartiere agricolo di Columbia, in Argentina. La sua vita di ventiquattrenne e tutt’altro che simile ai suoi coetanei. Gustavo è costretto a lavorare fin da piccolo in un cantiere insieme ai suoi fratelli, anche se sempre con il pallone tra i piedi. Il dolore per la scomparsa della madre, che l’aveva tanto spinto ad inseguire il suo sogno, viene però bilanciata dalla felicità per la convocazione nel calcio professionistico che il Cholo Simeone, allora allenatore dei River Plate, gli offre. Il ragazzo però poco fisico e tanto gioco, tanto legato alla famiglia e poco incline alla sregolatezza della vita metropolitana di Buenos Aires non si adatta nella squadra e non dimostra il suo talento. “Promessa incompiuta” è l’appellativo che si merita nella sua parentesi nella capitale argentina.

Il carattere di Gustavo Bou però non lo fa demordere e grazie anche al convincimento di Christian Bragarnik, il suo manager, Bou va al Avellaneda. Insieme al Principe Diego Milito sboccia e segna 10 reti in 15 partite. Questo è solo l’inizio per Bou, in questa stagione egli si consacra realizzando due triplette consecutive in Copa Libertadores. La sua fama da bomber, ormai affermata in Argentina, non ha scalfito la modestia dell’uomo e il legame con la famiglia, che torna a trovare appena può. Le urla, i canti e le esultanze ad ogni suo gol non gli hanno fatto dimenticare da dove proviene, quello che ha vissuto sulla sua pelle gli rimane dentro indelebile come il tatuaggio dedicato alla madre, che dopo ogni rete ricorda alzando le mani al cielo.  “Anche se i miei occhi non ti possono vedere, ti posso sentire so che sei qui”.

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