Lunedi 5 Dicembre

Caso Armstrong e doping: “ci fu trattamento preferenziale”, intanto lui si mostra rammaricato

L’ex ciclista dopato ora chiede scusa e vuole il meglio per lo “sport che ama”

Sono grato alla commissione per la ricerca della verità e per avermi consentito di assistere. Sono profondamente dispiaciuto per molte cose che ho fatto. Tuttavia, la mia speranza è che rivelare la verità possa portare a un futuro luminoso e senza doping per lo sport che amo“. Lance Armstrong commenta così il risultato del report della Commissione indipendente sul doping pubblicato oggi dall’Unione ciclistica internazionale. Nel documento sono numerosi i riferimenti al caso del texano e al ruolo che gli ex vertici dell’Uci hanno avuto nella sua vicenda. In un comunicato, Armstrong esprime l’auspicio che tale ricerca della verità sugli scandali del ciclismo “consentirà a tutti i giovani ciclisti emergenti di inseguire i propri sogni negli anni a venire senza doversi trovare a fare scelte perdenti come quelle di tanti miei amici, compagni di squadra e avversari“. “Spero -aggiunge l’ex corridore Usa- che tutti i corridori che si sono dopati possano sentirsi liberi di farsi avanti e di aiutare con la forza della verità a guarire questo grande sport“. Riguardo l’audizione di Armstrong davanti alla commissione, il suo avvocato Elliot Peters spiega che il texano “ha collaborato pienamente” con la stessa. “Ha incontrato di persona per due interi giorni gli investigatori, tra cui Peter Nicholson e Ulrich Haas, ha risposto a tutte le domande senza alcuna riserva, dicendosi disponibile ad incontrarli di nuovo se necessario e fornendo tutti i documenti richiesti e a cui ha avuto accesso“. “Il solo interesse di Lance -spiega l’avvocato- era quello di facilitare l’emergere della verità sul ciclismo“.
Intanto, da parte dell’Unione ciclistica internazionale ci fu un “trattamento preferenziale per Lance Armstrong”. E’ quanto si legge nel rapporto sul doping della Commissione indipendente (Circ) dell’Unione ciclistica internazionale. Il documento di 228 pagine, pubblicato per intero sul sito dell’Uci, è il risultato dell’inchiesta di 13 mesi condotta dai tre membri che compongono il panel incaricato dall’attuale presidente dell’Unione ciclistica, Brian Cookson, di far luce sulle cause della diffusione del doping nel ciclismo e sulle eventuali responsabilità dell’Uci stessa. Nel report si fa più volte riferimento al caso di Armstrong, al centro dello scandalo emerso dall’inchiesta sul doping dell’Usada e squalificato a vita. Il texano, il cui nome è stato cancellato dall’albo d’oro del Tour de France, è fra le 174 persone che sono state ascoltate dalla commissione indipendente. Oltre ad Armstrong sono stati sentiti anche gli ex presidenti dell’Uci Pat McQuaid e Hein Verbruggen. Sempre secondo le conclusioni della commissione indipendente, “una cultura del doping continua ad esistere” nel ciclismo.