Sabato 10 Dicembre

1974: Ali-Foreman, il resoconto di un incontro di boxe che ha cambiato la storia

DPA/LAPRESSE

La forza di George e la pazienza di Ali, un destro e Foreman è KO

Un incontro che è un progetto. 1974. George Foreman era il campione, il pugile più forte e più potente del pianeta terra. Muhammad Ali saliva sul ring dopo qualche anno di inattività per sfidare l’extraterrestre Foreman. Si combatte sul ring di Kinshasa, Zaire. L’organizzatore è Don “cresta alta” King. Ali durante gli allenamenti si era fatto notare per un atteggiamento molto remissivo sul quadrato. Le prendeva da Holmes, il suo sparring. E le prendeva di santa ragione. I giornalisti dicevano che non era più il pugile famoso per “volare come una farfalla e pungere come un’ape”. Ali, dal canto suo, incassava colpi su colpi. Mentre Foreman distruggeva i sacchi a pugni nudi. Poi arriva la notte del match. Angelo Dundee, allenatore di Ali, non visto, allenta le corde che delimitano il ring. Cosa diavolo avrà in mente? Lo si intuisce poco dopo il via. Ali si appoggia alle corde, e come un giunco si flette sotto i bombardamenti dati dai colpi violentissimi di Foreman. Foreman picchia. Ali si allunga e si estende sulle corde, cercando di depotenziare in questo modo i devastanti colpi del rivale. I pugni di Foreman cercano Ali, il quale però, approfittando delle corde molli, spinge all’indietro il suo corpo, mandando così Foreman fuori misura di quei pochi ma vitali centimetri. Eccolo, il progetto! Lasciare che Foreman scarichi tutta la sua potenza, la sua forza, il suo vigore fisico. Ali si è abituato a ricevere colpi forti alla figura, grazie agli sparring con Holmes. E in più può contare sull’aiuto dell’estensione infinitesimale del ring grazie alle corde lente di Dundee. Foreman colpisce, colpisce, colpisce. Ma non fa male. Ali glielo sussurra, provocante, in un orecchio: “George, non mi fai male!” È in quel momento che Foreman dimentica la tecnica e viene raggiunto dalla rabbia. Brucia ogni energia rimastagli in corpo cercando di abbattere Mohammed Ali. Ma non ci riesce. È stanco adesso. Molto stanco. E all’ottava ripresa basta un destro di Ali per metterlo al tappeto. L’arbitro fischia. KO. L’incontro è finito. Ali ha vinto. L’incontro è stato progettato, da lontano. Boxe: noble art!